venerdì 26 febbraio 2016

Corruzione: norme più severe ?




Secondo il sito di Transparency International 6 miliardi di persone 

vivono in Paesi con seri problemi di corruzione.  Anche metà dei Paesi G20 (le economie più grandi) sono in questa categoria.
Come è noto Transparency  stila una classifica annuale della corruzione del settore pubblico, corruzione ‘percepita’ da esperti e attraverso sondaggi di opinione.
Nel 2015 l’Italia era al 61 posto sui 168 Paesi considerati. In una scala da 0 (molto corrotto) a 100 (molto pulito) il nostro Paese ha la posizione 44, leggermente migliorata negli ultimi anni.
Per avere un’immagine più realistica si tenga presente che la Spagna è al 36 °posto, la Grecia al 58°, la Francia al 23°. E la Germania al 10°.
Negli ultimi tempi l’opinione pubblica italiana è particolarmente attenta a questi fenomeni soprattutto per la continua e spettacolare scoperta di dipendenti pubblici infedeli: dal furto di alimentari continuato dalle dispense di un grande Ospedale universitario all’ennesimo scandalo degli appalti sanitari in Lombardia. Si noti che la Lombardia (10 milioni di abitanti) è la regione trainante dell’economia italiana.


Nel panorama sociologico internazionale l’Italia è il Paese del cattolicesimo diffuso. 

Quanto questo essere “tutti cattolici ma non fanatici” influenzi la situazione di stabile corruttela, non saprei dire ma mi impressiona la sproporzione con la Spagna, pur imputabile di “cattolicesimo diffuso”.
Personalmente non ho opinioni definite o conoscenze scientifiche precise sull’origine di questo fenomeno, ma non posso non prendere atto della sua gravità tutta italiana.
Cosa si può dire, dunque, dal punto di vista etico, sia ‘laico’ che ‘religioso’? 
E’ un peccato strutturale e va combattuto continuamente, su questo possiamo essere d’accordo.


Ma i rimedi ?

Una docente universitaria di Filosofia Politica in una intervista ad un quotidiano locale ha compiuto in questi giorni una disamina saggia e competente del fenomeno, distinguendo bene tra l’altro l’aspetto giuridico da quello etico. E alle domande finali dell’intervistatore risponde come segue.
Esiste un antidoto ? Nel breve periodo si può favorire la protezione di coloro che segnalano e permettono di smascherare reati o casi di malcostume. In che modo ? In Italia è di recente passata la legge sui ‘whistleblower’, anche qui un termine inglese, per indicare il lavoratore che, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare altri. E sul lungo periodo ? Bisogna sradicare alcune logiche perverse ed è un argomento sul quale stiamo lavorando insieme a ‘Libera’ di don Ciotti e alla ong di Berlino ‘Riparte il futuro’.
Andando a vedere www.riparteilfuturo.it ci si trova nel mondo di quelli che fanno sul serio sul campo della lotta alla corruzione pubblica.
La loro azione ha un valore sul piano legislativo, ma anche uno su quello dell’educazione. 


L’educazione morale, quella che dai tempi dei Aristotele si concretizza nelle virtù civiche. 

Quello che l’etica, l’educazione etica, come tale può fare veramente e concretamente è operare affinchè cresca la motivazione personale all’integrità anche in questo campo. Non solo con nuove regole – l’Italia è seconda a nessuno in fatto di leggi e regolamenti – quanto con l’apprezzamento delle disposizioni interiori e la disponibilità a seguirle. Quindi l’educazione abilita ad operare per acquisire le virtù della giustizia politica. Un richiamo alle virtù come disposizione interiore ad operare il bene, acquisita con l’esercizio e il sacrificio.
Vecchia ricetta, clericale e/o premoderna ?  
Ma tutti i teorici e storici dell’Italia Unitaanche i più laici da Edmondo De Amicis al Presidente Spadolini, non hanno sempre parlato di integrità dei politici, di senso civico ? E la Responsabilità Sociale d’Impresa ? Il Presidente Hollande & Co non parlano sempre di morale repubblicana ?

Il rispetto della privacy e delle scelte individuali di vita, tipico della nostra società democratica contemporanea, non può estendersi fino a non ricercare e non apprezzare l’esistenza dell’attitudine interiore all’onestà del vivere in comune

Le legge ci guida nel ben operare, ma chi opera è la persona e questa necessita di una potenzialità, della capacità e disposizione interiore a mettersi in gioco per il bene proprio e comune. Senza questa disponibilità, come potrebbe il cittadino adeguarsi alle leggi ?

Su questo credo che sia possibile trovarsi tutti d’accordo. Proprio tutti ?





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