lunedì 7 marzo 2016

La pedofilia fa bene alla chiesa ?



I mass media, sempre alla ricerca di materiale


interessante per i clienti,  imperversano in questo campo. Danno rilevanza alle accuse a singoli individui, riferiscono dello svolgimento dei processi, accusano i vescovi di negligenza colpevole, riesumano continuamente vecchie storie. Insomma fanno il loro ‘mestiere’: vendono, personalizzano e drammatizzano le notizie. C’è manipolazione mediatica, come si usa dire, ma la sostanza delle notizie è in se stessa terribile.

I credenti ne sono doppiamente colpiti: Ci sono stati veramente così tanti casi nella chiesa cattolica ?  Ma allora non possiamo più aver fiducia nemmeno in questa istituzione? Ed i non credenti: Quanti casi ! Si scoprono le ipocrisie e le doppie vite !


I credenti pensosi, e i laicisti onesti, 

ne possono trarre però anche qualche cosa di positivo.
Anche la chiesa, i preti e le suore, i credenti impegnati, tutti sono persone che debbono lottare per realizzare una ‘vita buona’. I credenti dicono la stessa cosa quando affermano che tutti siamo peccatori.  
Questo ci richiama a non essere farisaici nella vita pubblica, ad essere ragionevolmente autocritici, ad essere ‘umili e piccoli’ nei nostri interventi e a dare testimonianza più con la vita e meno con le parole.

C’è chi dice che questi fatti siano sempre avvenuti nel passato, 

anche fuori del mondo ecclesiastico. E che la polizia coprisse tutto se le persone erano socialmente importanti: non denunciava pubblicamente ma avvisava discretamente le rispettiva autorità.
C’è anche chi dice che la pedofilia nel clero cattolico è meno rilevante che presso altri gruppi professionali maschili nel mondo occidentale. Ma questo non è molto consolatorio.

Quello che a noi credenti pensosi, e ai laicisti onesti, importa maggiormente è che queste denunce pubbliche ci spingano ad essere modesti. Non paurosi, ma consapevoli che il male non sta sempre tutto dall’altra parte. Questo sarà anche un modo per poter difendere efficacemente le nostre posizioni in una società dove tutto quelle che è tradizionale è sorpassato.

Per i non credenti, forse, la riflessione potrebbe essere anche che la perdita di un clero cattolico credibile 

è una perdita per la società civile, specialmente quella italiana che ha attualmente tanti pochi punti di riferimento etici sicuri.

In definitiva. 

Nell’epoca del pluralismo, della globalizzazione, della trasparenza mediatica essere pubblicamente credenti esige di non avere scheletri nell’armadio ed in più di essere in grado di dare e ricevere perdono.

Non è quello che la fede stessa chiede ai credenti ?

Che sia in azione la mano di Dio che castiga i suoi figli per educarli ?



Comunque date un’occhiata a questi due link






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