domenica 31 gennaio 2016

I codici deontologici sono una cosa seria anche per i teologi ?

di Francesco Compagnoni


Il Corriere Economia di lunedì 25 gennaio 2016 informava, con un articolo-intervista al Presidente Gerardo Longobardi, che l'Ordine nazionale dei Dottori Commercialisti si è dotato di un nuovo "Codice Deontologico della Professione di Dottore Commercialista ed Esperto Contabile", che entrerà in vigore dal 1 marzo 2016.


Il testo è reperibile su




L'avvenimento può non sembrare eccezionale ed infatti non lo è. E' però un ulteriore indice che oggi l'etica diventa sempre più presente nel mondo degli affari, delle professioni, dell'imprese.

Tra le due guerre mondiali una delle forze di penetrazione sociale della Chiesa Cattolica erano le associazioni professionali, oltre, ma indirettamente, i partiti democrati cristiani in molti Paesi Europei
Chi non ricorda, se è un po' avanti in età, l'Associazione dei Maestri cattolici ?

Già allora si trovavano codici deontologici 'confessionali', come il "Codice di Morale Internazionale" di Malines (1937), tradotto in tutte le lingue maggiori e successivamente sviluppato. Ma in Italia abbiamo avuto un esempio già nel 1935 il "Il mondo degli affari e la morale" di Mons. Giuseppe Bicchierai (1898-1987), della Diocesi di Milano, per altro più famoso per aver mediato tra Mussolini e il Card. Schuster nell'aprile 1945 e come fondatore dell'Istituto Auxologico di Piancavallo di Novara.
Questi 'codici' facevano parte del programma di formazione del laicato cattolico, in modo particolare dell'associazionismo di settore.

Un paio di decenni dopo la seconda guerra mondiale lentamente le associazioni professionali confessionali si vennero indebolendo, con la prevalenza degli Ordini Professionali, istituiti progressivamente per legge, e dei quali l'Italia detiene il primato quantitativo mondiale. Questi Ordini, dei quali il più noto e 'nobile per antichità', è quello dei Medici, erano e sono tutti dotati di codici deontologici.

I medici e i professionisti bio-medici negli ultimi anni sono stati al centro dell'attenzione di un vasto pubblico a causa dell'emergere delle cosiddetta problematiche bioetiche. Ma anche il campo dell'impresa non è da meno, come quello economico in genere. Il Codice della Caux Round Table (http://www.cauxroundtable.org), specialmente i Principles for Business (1994) è il prodotto della saggezza etica di imprenditori ed operatori economici europei/americani e giapponesi.

Ma ritorniamo ai codici deontologici degli Ordini professionali italiani, per avere un soggetto di discussione unico e più determinato. Sono previsti per legge e, a secondo dei casi,  danno addirittura il potere all'organo interno di giudizio di sanzionare i professionisti, fino alla esclusione dall'ordine e quindi dalla professione.  Potemmo dire che stanno tra le indicazioni della legge civile, nel senso di statuale, e quelle consolidate nella tradizione della professione rispettiva.
Per questo cambiano, perché la morale 'tradizionale' è sottoposta alla sfida di nuovi problemi o di nuove rivendicazione. Come ad esempio la soppressione del divieto di aborto per i medici.

Ma in linea generale essi esprimono pur sempre un'esigenza di onestà, coerenza, dedizione al bene comune proprio delle singole professioni. E degli uomini e della donne che in esse operano

Credo che i teologi morali dovrebbero essere più attenti a questi fenomeni che sono come l'acqua continuamente sorgiva  nel deserto della cronaca quotidiana di scandali, corruzioni, peculati, interessi privati in atti d'ufficio. Per non parlare dello scetticismo anche teorico, oppure di certo rozzo e primitivo utilitarismo etico.

Le associazioni professionali contemporanee non sono confessionali, ma attraverso i loro codici, e le dichiarazioni di mission, rappresentano un ideale da non trascurare nella vita pubblica. Insieme agli imprenditori ed operatori economici,  rappresentano una buona parte delle élites borghesi che guidano le nostre società occidentali.

Forse potrebbero rappresentare un'opportunità per far rientrare dal basso, bottom up, nella vita pubblica l'istanza etica che così spesso viene derisa, non presa sul serio, o semmai riservata agli eroi e ai santi.

Tutti siamo coscienti che la secolarizzazione è iniziata ed è stata propagata dalle èlites. Non potrebbero diventare un un campo preferenziale per la Nuova Evangelizzazione, intesa come contributo cristiano al bene comune ?

Salvatore Privitera (1945-2004), uno dei più significativi soci dell'ATISM (Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale) e suo presidente, promosse negli anni '90  incontri e studi approfonditi sulle etiche professionali. Ne nacquero diverse pubblicazioni ancora reperibili e significative.  E' il caso di dire che si potrebbe riprendere una vecchia tradizione.

2 commenti:

  1. Sarebbe utile ricevere da diversi punti di vista commenti a queste idee circa i codici deontologici professionali. Sia come metodo generale per rendere rilevante l'etica nella vita professionale, sia come possibilità del cristianesimo (ed altre esperienze religiose) di dare un contributo specifico all'etica delle professioni.

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  2. Lo leggerò con attenzione, grazie!

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