lunedì 30 aprile 2018

L'irrilevanza politica dei cattolici in Italia è misurabile




Corriere della Sera 29 aprile 2018
Colpisce l’afasia della Chiesa dopo il voto e in presenza delle difficoltà nel formare un governo
Come stupisce che il silenzio non faccia notizia. Non si tratta di rimpiangere tempi in cui i vescovi impartivano benedizioni (o condanne). Ma una Chiesa che fatica a parlare alle persone e ai soggetti politici contribuisce ad un deficit di dialogo, convivenza, valutazione responsabile dei problemi e delle possibili soluzioni.
Intendiamoci: il Papa parla, eccome
Basta seguirne Magistero, catechesi del mercoledì, omelie a Santa Marta, discorsi nelle periferie romane, visite a luoghi simbolo di personaggi sino a ieri derubricati a ruolo di testimonianze personali e sospette: don Milani, don Mazzolari, don Tonino Bello. Ma la visione di Francesco su lavoro, dignità delle persone, guasti del mercato, giustizia sociale, minacce internazionali, accoglienza e integrazione, alla base non ha mediazioni e rilanci.
L’eco di Bergoglio sui media è inversamente proporzionale alla presa effettiva sulla catena istituzionale e pastorale, sull’ingaggio di vescovi, parroci e fedeli
L’effetto è uno scollamento tra Magistero e comportamenti individuali e di indirizzo politico-sociale. Due esempi. La Settimana Sociale dei Cattolici di ottobre a Cagliari aveva lanciato proposte su dei temi al centro della contesa politica e fonti di rabbia diffusa, quali precariato e patto generazionale; l’intento era che i delegati avviassero nelle Diocesi una riflessione condivisa. Ma la mobilitazione capillare non c’è stata, base e Chiese locali non si sono animate. Secondo esempio. Elezioni alla Regione Lombardia. La Lega ha vinto, non si sa se grazie anche ai simboli religiosi esibiti da Salvini a Milano. E su 450 mila voti al centro sinistra i tre candidati espressione del mondo cattolico hanno avuto 15 mila preferenze: il 3 per cento.
L’afasia ha tante spiegazioni
In parte, per paradosso, è da ricondurre allo stesso Begoglio. Il Papa dall’inizio ha parlato di periferie del mondo e mostrato una visione generale che non privilegia Italia ed Europa. A Strasburgo infatti sono echeggiate le sue critiche ai modi di vivere, pensare, agire degli europei su banche, sbarchi, pace, rispetto della persona. Quanto alla Chiesa italiana, scegliendo Bassetti e Galantino ha azzerato la propensione a influenzare le vicende politiche delle gestioni Ruini e Bagnasco. Ma nelle nomine in sedi per tradizione cardinalizie Francesco pensa al futuro della Chiesa universale. Che non siano cardinali gli arcivescovi di Torino, Milano, Bologna, Palermo e la berretta rossa vada a pastori di altri Continenti è nell’ottica dei futuri elettori del successore di Bergoglio. Nelle grandi città italiane i vescovi possono fare bene il loro lavoro anche senza porpora, ma il disporre o meno di un riconoscimento ha un peso verso fedeli ed esterno.
La Chiesa Italiana paga poi per almeno due situazioni: una generale, e l’altra riferita a sue scelte
Nella diffusa delegittimazione dei corpi intermedi la Chiesa viene considerata non per quel che pensa, ma per i servizi che presta (vedi la campagna l’8 per mille: «Chiedilo a loro»), la funzionalità delle parrocchie (oratori estivi: a scuole chiuse, i genitori possono lavorare), le iniziative di Caritas, comunità di recupero, accoglienza. Di suo paga la passata linea «interventista». Un esempio: la bocciatura dei 101 franchi tiratori del Pd a Prodi Capo dello Stato fu preceduta dalla delegittimazione del fondatore dell’Ulivo e dei cattolici democratici provocata dal «Family day» che vide a fianco centrodestra e gerarchie.
Si profilano due sfide per la Chiesa. 
La prima: avere consapevolezza dell’irrilevanza pratica oggi di affermazioni e scelte tradizionali e di carattere generale; con coraggio interrogarsi a Roma e nelle Diocesi senza nascondersi dietro le componenti di fede (che nessuno sottovaluta) del tipo «è lo Spirito che conta e fa», e valutare in che modo i cristiani possono contribuire alla democrazia oggi, nei fatti. La seconda: immaginare, progettare, sperimentare modi, forme, iniziative di attenzione alla politica, perché è attraverso l’impegno responsabile in essa che si cresce, si fa storia, si misura se la fede è autentica o di convenienza o tradizione. La condizione ormai di minoranza e con privilegi decrescenti offre ai cattolici italiani un’opportunità unica d’essere creativi, di reinventarsi come cittadini oltreché come fedeli